Pro soluto e pro solvendo: le differenze

Quando si parla in termini tecnici, specialmente in ambito legale, si possono avere delle difficoltà a comprendere a fondo quelli che sono i concetti che si vanno a esprimere. Ecco, quindi, che risulta sempre importante cercare di fare chiarezza. In che modo? Dando delle definizioni complete, facendo dei paragoni e trovando similitudini e differenze.

Questo è proprio quello che si può fare parlando di pro soluto e pro solvendo, che sono due termini che spesso si utilizzano senza avere pienamente la cognizione di ciò che si sta dicendo. Ecco, quindi, che se ne spiegheranno soprattutto le differenze e in che caso si parla del primo e in quale del secondo.

Prima di entrare nel vivo del discorso, però, è importante sottolineare che solvere, in latino, significa pagare. Analizzando il tutto proprio partendo da questo dato, solvendo significa da pagare e soluto significa, invece, pagato. Ma in che modo tutto questo si trasla nella prassi legale? Abbiamo già sottolineato che spesso si parla di pro soluto e pro solvendo ed è per questo motivo che è importante andare ad analizzare la situazione da vicino.

Prendiamo il caso di un assegno. Si dice spesso che la consegna di un assegno avviene pro solvendo e, in questo caso, significa che viene fatta salvo buon fine. In poche parole, la consegna del titolo non libera il debitore dal suo obbligo di pagamento, dato che ciò avviene solo nel momento in cui la banca paga concretamente l’assegno. Quest’ultimo, infatti, potrebbe essere anche scoperto e, pertanto, non costituisce una garanzia a tutto tondo. Nel caso, invece, di assegno dato pro soluto, il debitore viene liberato dall’obbligo nel momento stesso in cui lo stacca dal suo libretto e lo consegna al creditore. In questo caso, quindi, poco importa se dopo c’è incasso o meno. Per la legga il pagamento tramite assegno viene considerato di natura come pro solvendo.

Si parla di pro soluto e pro solvendo anche per quel che concerne la cessione di un credito. In questo caso, se la persona A ha un credito nei confronti della persona B di 100 euro, che dovrebbe essere pagato entro 90 giorni, ma ha bisogno di liquidità immediata, allora può cedere alla persona C il suo credito, così da recuperare subito parte della somma. Solitamente, la persona C paga ad A una somma inferiore a quella dovuta da B che, a sua volta, pagherà a C, tra 90 giorni, il debito iniziale. Cosa accade? In questi casi la cessione del credito può essere pro soluto o pro solvendo.

Nel caso di pro solvendo, se B non paga a C la somma pattuita, quest’ultimo ha il diritto di rivalersi su B che gli ha venduto il credito. Nel caso di pro soluto, invece, sarà tutta responsabilità di C e A non dovrà entrare nella questione tra i due. In questo caso, il Codice Civile stabilisce che, se non ci sono delle specificazioni in merito, allora la cessione di un credito è sempre pro soluto. Nel testo si legge quanto segue: «Il cedente non risponde della solvenza del debitore, salvo che ne abbia assunto la garanzia. In questo caso egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto».

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